Park Chan-wook ritorna dopo Decision to Leave (2023) non con un thriller ma con quella che è a tutti gli effetti una commedia nera. No Other Choice – Non c’è altra scelta (2025) ha come protagonista Lee Byung-hun nei panni di un uomo disperato.
Il film è attualmente in sala ed è stato candidato ai Golden Globe 2026 come Miglior film commedia o musical e Miglior film straniero e ha avuto il plauso della critica e del pubblico, anche se i più affezionati lo hanno reputato il peggiore, o comunque tra i meno riusciti, del regista coreano.

Trama
Man-soo è un uomo di famiglia e un validissimo impiegato di un’azienda che produce carta ma dopo 25 anni di lavoro l’uomo perde l’impiego. Mentre cerca di assicurarsi un lavoro in un’altra azienda di produzione cartacea, Man-soo crea una finta società cartaria per esplorare il mercato e identificare i suoi concorrenti per il ruolo. Per l’uomo non c’è altra scelta: dovrà uccidere gli altri uomini per assicurarsi la posizione e mantenere la sua famiglia e la casa in cui lui è cresciuto. All’oscuro di tutto ci sono la moglie Mi-ri (Son Ye-jin) e i figli Ri-one, prodigio del violoncello, e Si-one, adolescente che patisce la situazione economica instabile della famiglia.

Recensione
Il film è stato pubblicizzato come “il film per coloro che hanno amato Parasite“, volendo cavalcare l’onda del successo del film da record di Bong Joon-ho. In realtà il cinema di un maestro come Park Chan-wook non ha bisogno di paragoni per invogliare il pubblico ad andare in sala. Se Bong Joon-ho ha raggiunto il riconoscimento internazionale con Parasite (2019), Park Chan-wook aveva già avuto il plauso mondiale con Old Boy (2000). In questa recensione ci tenevo perciò a precisare che No Other Choice non è Parasite. Le due pellicole hanno degli elementi della sinossi simili, ma il paragone finisce qui. E dopo questa lunga ma necessaria premessa, di seguito illustrerò i motivi principali per i quali considero No Other Choice un gran film.
Il sogno coreano
Se una volta esisteva il sogno americano, in No Other Choice si lotta per il sogno coreano. Sono gli americani a distruggere in un attimo la carriera di Man-soo senza preavviso. L’unica avvisaglia? Un’anguilla di ottima qualità recapitata al suo domicilio come “premio alla carriera”. All’uomo crolla la terra sotto i piedi: tutti i risultati e il ruolo importante che ha ottenuto nei suoi 25 anni di lavoro impeccabile, con l’acquisizione da parte di una società statunitense, non valgono più niente. Man-soo non si vuole abbattere, perché non vuole perdere la propria dignità, la casa in cui è cresciuto e il benessere che ha sempre garantito alla famiglia. Un’altra azienda gli propone un colloquio, ma ci sono tanti candidati, perciò l’uomo farà quello che è necessario per mantenere lo status economico a cui ha abituato l’intera famiglia. “Non c’è altra scelta” è ciò che l’imprenditore statunitense dice a Man-soo quando lo licenzia e per lui “non c’è altra scelta” per potere ottenere un nuovo ruolo, se non uccidendo i concorrenti.
Guerra tra poveri
Quella che sembra la solita trama di un uomo che fa di tutto per ottenere ciò che vuole riesce a sorprendere per un solo e fondamentale aspetto. No Other Choice non è altro che una guerra tra poveri, tra uomini disperati in cerca di un lavoro. I tentativi d’omicidio suscitano ilarità per la dimensione grottesca delle situazioni. Man-soo non ha altra scelta ma questo non lo rende un freddo e spietato assassino. L’uomo inizia a entrare nella vita dei suoi bersagli, empatizza con loro perché ci si rivede e allo stesso tempo è determinato nel suo piano. Il conflitto interiore è tra il reato e il benessere della famiglia e il momento più significativo (e che appare in alcune locandine) è quello in cui il protagonista solleva il vaso per farlo cadere in testa al suo rivale e dirigente Seon-chul (Park Hee-soon). Il confine tra legalità e omicidio è appeso a un filo e ciò tiene col fiato sospeso anche lo spettatore.

Conclusione
No Other Choice è un gran film che non piacerà a tutti. Se Decision to Leave è un thriller che si può definire di “taglio classico”, quest’ultimo si orienta verso la commedia nera e il grottesco e non è un genere che può andare incontro ai gusti di tutti. La forza del film sta nella tematica del lavoro e della frustrazione in un periodo storico di instabilità economica.

Rispondi