La donna del fiume è un film cinese del 2000 diretto da Lou Ye. In questo racconto dalle atmosfere oniriche, si segue una storia divisa in due: la prima racconta di un amore impossibile, la seconda delle conseguenze di quell’amore. Il film nasce e si sviluppa sulle sponde del fiume Suzhou, un corso d’acqua grigio e che raccoglie tutti i rifiuti e i resti delle fabbriche circostanti. In un panorama così malinconico, si raccontano storie di magie e di sirene. È questo che più colpisce e ipnotizza lo spettatore, che non può fare a meno di domandarsi come una storia del genere possa concludersi.

Ammetto che per me non è stata una visione semplice: questo film è per chi riesce a guardare oltre una semplice storia e che non si fa scoraggiare da momenti che sembrano fuori contesto ma che nell’insieme di tutte le cose arricchiscono la narrazione. Un altro elemento assolutamente affascinante è quello del doppio. Il fotografo narratore del film è fidanzato con Meimei (Zhou Xun) e un giorno viene contattato da Mardar (Jia Hongsheng), un ex criminale, che è convinto che la ragazza non sia altri che la sua amata Moudan. Il tema del doppio è al centro di La donna del fiume e attinge a piene mani ad esempio da La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock, un altro dramma incredibile.
Meimei e Moudan sono due facce della stessa medaglia, uguali nei lineamenti e anche nella professione. Si passa la visione nel domandarsi se le due siano in realtà una persona sola: ci sono troppe coincidenze che fanno storcere il naso e mettono in dubbio la verità che ci viene raccontata. Ogni momento della pellicola è curato, La donna del fiume è un melò da vedere se vi piacciono i film introspettivi.


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