Pillion – la recensione di una rom-com BDSM

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Il 12 febbraio è uscito nelle nostre sale Pillion – Amore senza freni diretto da Harry Lighton, al suo primo lungometraggio. Il film è stato un successo di critica e in Italia è stato presentato Fuori Concorso durante l’ultima edizione del Torino Film Festival. Su Rotten Tomatoes ha un indice di gradimento del 100% da parte della critica e del 78% da parte del pubblico.

Trama

Il timido Colin (Harry Melling) conosce il motociclista Ray (Alexander Skarsgård) e da questo incontro Colin verrà introdotto al mondo del BDSM. Il ragazzo si trasferirà a casa di Ray, ubbidendo a tutte le sue richieste per avere in cambio un po’ d’affetto. Oltre al sesso, Colin farà la conoscenza degli amici motociclisti di Ray, imparando cosa vuole dire volersi bene in modo non convenzionale.

Recensione

Pillion non è un film incentrato sul BDSM, ma è come prima cosa un non convenzionale coming of age. Il protagonista è Colin, un ragazzo timido e imbranato. Grazie all’incontro e alla frequentazione con Ray, il ragazzo comincerà a maturare emotivamente e sessualmente, scoprendo le dinamiche di potere e il piacere. Colin è cresciuto con due genitori molto affettuosi (anche troppo) e questo ha sviluppato in lui un atteggiamento più remissivo e a Ray la cosa piace molto. Pillion parla d’amore (e la ricerca di esso) in modo, per i tempi moderni, non convenzionale.

Il BDSM non è trattato alla stregua di un fetish pruriginoso (come può essere in un Cinquanta Sfumature di Grigio) ma come quello che è: una pratica sessuale con dinamica dominatore e sottomesso, dove si prova piacere erotico. La “propensione alla devozione” di Colin viene esplorata e studiata dalla macchina da presa. Ogni scena sessualmente esplicita si concentra soprattutto sul suo piacere e scoperta. In un modo tutto suo Pillion è un film tenero, ma anche frustrante, perché lo spettatore lo vive attraverso gli occhi di Colin.

Ray e il suo mondo

In contrapposizione a Colin, timido e impacciato, c’è Ray interpretato da un gelido Alexander Skarsgård. Il mondo di Ray è quello dei motociclisti: giacche coordinate, uscite insieme i moto e, ovviamente, il BDSM. La sfera omoerotica circonda Ray, i suoi compari sono la sua famiglia: di lui si sa solo questo.

La moto è simbolo di libertà ed è un mezzo che può ospitare al massimo due persone. Ray è un uomo solitario e algido che viene attratto dalla natura naive di Colin e con questa consapevolezza non vuole mostrarsi troppo vulnerabile. Skarsgård è statuario, sicuro di sé e un maestro delle micro espressioni. Il mondo del motociclismo, che di fama è sinonimo di machismo, in Pillion significa famiglia. Il punto cruciale della pellicola è proprio il rapporto che l’uomo ha con Colin, la contrapposizione dei caratteri e dei modi di porsi con l’altro. Ray non ha una storia passata, vive il presente e la tenerezza del ragazzo, ma è davvero quello che l’uomo desidera? La vulnerabilità è qualcosa che il motociclista non vuole fare uscire.

Conclusioni

Pillion non è un film di mero intrattenimento pruriginoso, ma una storia di formazione. Colin scopre il piacere sessuale e lo esplora in una pellicola delicata e al contempo rude. I genitori di Colin rappresentano il lato bigotto dell’accettazione non tanto dell’omosessualità ma della pratica BDSM.

Il film vuole sdoganare i pregiudizi e raccontare una storia che parla di amore e di crescita.


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