La persona peggiore del mondo e l’orrore dei trent’anni

Published on

in

, , , ,

La persona peggiore del mondo (Verdens verste menneske, 2021) è un film diretto dal premio Oscar Joachim Trier e costituisce il secondo capitolo della sua “Trilogia di Oslo”. Il film ha ricevuto due candidature agli Oscar e ha visto il Prix per la migliore interpretazione femminile al Festival di Cannes.

Trama

Julie (Renate Reinsve) è una donna sulla soglia dei trent’anni che non sa ancora bene cosa fare nella vita, passando da mestieri e percorsi scolastici diversi. Da anni impegnata con Aksel (Anders Danielsen Lie), un fumettista satirico, Julie perde la testa per Eivind (Herbert Nordrum), un uomo conosciuto durante una festa di matrimonio. Da quel momento la vita della donna ritorna a essere messa in discussione.

Recensione

Spesso ci si sente persi, specialmente quando si passa dai venti ai trent’anni. Julie personifica questo passaggio “all’età adulta” attraverso tutte le fasi. Il film s’intitola “La persona peggiore del mondo” perché è così che ci si sente quando si ha un’età in cui non si sono raggiunti quegli obiettivi che il mondo ti urla di dover raggiungere. Avere un lavoro stabile, un compagno e poi mettere su famiglia: Julie non si sente pronta ma allo stesso tempo ci prova, ma la frustrazione ha la meglio. All’inizio, nel Prologo, una narratrice ci racconta in breve gli anni post scuola superiore della protagonista, giocando con l’indecisione di Julie. Prima le scelte più ponderate, più “analitiche” come medicina e psicologia, poi la scoperta dell’arte, caotica e imprevedibile, con la fotografia e la scrittura. Trier conduce lo spettatore nella vita di Julie con una narrazione molto intima e allo stesso tempo autoriale e attraverso due momenti onirici. Il punto di forza, il motore del film, è proprio il personaggio di Julie perché non è simpatico o carismatico, non solo per la sua continua insoddisfazione, ma anche per le scelte che prende. Lei ha bisogno di avere accanto un uomo che la stimoli intellettualmente, che la sostenga e da cui prendere ispirazione. Il padre di Julie appare poco ma ci dice tanto di lei, soprattutto quando si tratta di scegliere il partner adatto da avere al fianco. È da qui che nel film una delle due scene oniriche assume dei contorni grotteschi ma aiuta la donna a fare chiarezza in una mente affollata.

La voce nella testa

Uno degli aspetti più affascinanti di La persona peggiore del mondo è l’utilizzo di una Voce Narrante. Questa specie di Coscienza di Julie, riscrive i dialoghi più delicati della vita della protagonista, come nelle discussioni tra lei e Aksel. Il trauma e la vita di Julie sono l’oceano sul quale la Voce naviga e s’intromette nella narrazione, stordendo lo spettatore. L’idea di una voce onnisciente è affascinante, è un escamotage narrativo vecchio stampo che però in questo film si adatta bene.


Scopri di più da Praticamente Cinema

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Rispondi

Scopri di più da Praticamente Cinema

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere