David Robert Mitchell torna in sala con il suo nuovo film La fine di Oak Street (The end of Oak Street, 2026), nei cinema italiani dal 12 agosto scorso. Il film è prodotto da Bad Robot, la compagnia di J.J. Abrams. La pellicola ha aperto tiepidamente sia di botteghino che di critica.
Sinossi
Inizio anni Ottanta. La famiglia Platt, composta dal padre Greg (Ewan McGregor), la madre Denise (Anne Hathaway) e i figli Audrey e Brian, vivono in un sobborgo di villette a schiera, affrontando la vita di tutti i giorni tra feste di quartiere e tensioni familiari. Una sera, una strana luce si propaga per tutto il quartiere e il vicinato capirà di essere stato in qualche modo portato indietro nel tempo nell’era Mesozoica. Tra dinosauri e altre creature, la famiglia Platt lotterà per tornare al presente.

Recensione
La fine di Oak Street è un film d’avventura riuscito, che alterna momenti di alta tensione e inseguimenti mostruosi. Catapultare un’ambientazione anni Ottanta in una giungla del Mesozoico può sembrare una scelta azzardata, ma funziona. I dinosauri sono affascinanti (hanno anche le piume!) e terrificanti, con una cgi credibile. Meno riuscita secondo me è la cgi dei fondali naturali che non si sposano molto bene con gli ambienti moderni. Di per sé la storia è adatta soprattutto a un pubblico giovane, d’altronde dobbiamo ricordarci che la vecchia generazione è cresciuta con la brutalità di Jurassic Park. La fine di Oak Street non si avvicina a livello di violenza, anche se può vantare un paio di scena da brivido. Il film ha due parti ben distinte, nella prima i personaggi sono più spaesati, la violenza è implicita non avvenendo direttamente in camera e c’è spazio per la meraviglia e la scoperta. Dopo un evento traumatico per la famiglia, il film prende una piega più frenetica e fantascientifica. Menzione speciale da parte mia all’anaconda (da alcuni identificato come titanoboa) che è riuscita a farmi venire i brividi.

Crisi familiare
Un vero film d’avventura non è tale senza dei personaggi che sanno assumersi il rischio, ma qui arriva la nota dolente di La fine di Oak Street. Nulla da dire sul piano interpretativo, dove a condurre sono McGregor e Hathaway, ma a livello di scrittura si poteva fare uno sforzo in più. La famiglia Platt non è perfetta, anche se lo vuole far credere, Denise e Greg sono in crisi: due persone che vogliono cose opposte. Denise è una donna infelice che reagisce con rabbia, mentre Greg è un uomo preoccupato per la sua famiglia ma troppo vigliacco agli occhi della moglie. Lui è il personaggio più affascinante secondo me, perché risponde con il buon cuore e cerca di rimanere positivo ma allo stesso tempo sente una voragine nel petto. La coppia sullo schermo funziona non grazie alla scrittura ma alle interpretazioni: sulla carta personaggi e dinamiche del genere (crisi di coppia e figli coinvolti) non hanno profondità, inoltre sono già visti e rivisti. Ci sono tanti momenti che nascono e muoiono senza una vera e propria evoluzione e ciò rende La fine di Oak Street un film carente. Si nota tanto la mano di J.J. Abrams soprattutto per la componente fantascientifica. Con questo film Mitchell ha abbandonato il suo stile più indie di It Follows e Under the Silver Lake per dare vita a una pellicola più articolata.

Conclusioni
Il film è adatto a un pubblico giovane che cerca divertimento, ricco di dinosauri e corse a perdifiato, mentre risulta carente dal punto di vista di scrittura dei personaggi principali. La fine di Oak Street poteva osare di più, così com’è rimane una storia godibile e d’intrattenimento senza pensieri.

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