Odissea (The Odyssey, 2026) è il nuovo colossal scritto e diretto da Christopher Nolan e che coinvolge un cast di serie A. Il film è uscito al cinema il 16 luglio scorso e ha raccolto consensi positivi sia di pubblico che di critica, con quasi un miliardo di dollari al botteghino. Non bisogna sottovalutare anche la grande campagna di marketing, ruotata intorno a scelte di casting che hanno fatto discutere.

Sinossi
Ulisse (Matt Damon), dopo la vittoria della guerra a Troia grazie all’inganno del Cavallo, intraprende un lungo viaggio per tornare a Itaca dalla moglie Penelope (Anne Hathaway) e dal figlio Telemaco (Tom Holland). Durante dieci lunghi anni, Ulisse dovrà affrontare diverse sfide per mare, mentre Penelope terrà sotto scacco i pretendenti capitanati da Antinoo (Robert Pattinson), cercando di guadagnare tempo fino al ritorno del marito.
Recensione
Nolan ha voluto girare la sua opera più personale dopo il successo e gli Oscar per Oppenheimer (2023). Il regista ha sempre detto che l’opera di Omero è ciò che ispira i suoi lavori, perciò la curiosità era alta. Il film ha una messa in scena impeccabile, spesso caratterizzata da campi lunghi nei quali a dominare sono le magnifiche scenografie. Si vede che Nolan ci ha messo il cuore e tutto il suo talento in Odissea, soprattutto per quanto riguarda i numerosi effetti speciali. Si carica la pellicola di pathos, dramma, colpi di scena, per poi esplodere nell’ultima ora, in cui emerge il vero messaggio che Nolan ci vuole lasciare. La colonna sonora firmata da Ludwig Göransson (che collabora con il regista dai tempi di Tenet) si dirama dal tema del brano Ithaca, che ritorna e si evolve durante il film, insieme ad Ulisse. Se da una parte abbiamo un comparto tecnico quasi impeccabile, si notano dei (necessari?) tagli nella narrazione. Si parla di una vera e propria epopea che è difficile racchiudere in quasi tre ore, ma si poteva fare uno sforzo in più. C’è da fare una considerazione importante: l’Odissea, così come l’Iliade, sono opere fondamentali della nostra cultura. Chi più chi meno conosce il contenuto, siamo quasi gelosi del nostro patrimonio, di conseguenza siamo anche più critici. Nolan ha fatto il possibile per restituire il suo amore per la tradizione, ma a volte il film inciampa su se stesso diventando troppo didascalico. Ci sono tanti, troppi personaggi da gestire, che magari per il nostro pubblico sono più familiari, ma non per chi non ci è cresciuto, per chi non li ha studiati a scuola. Un altro problema che fa storcere il naso è il linguaggio. Nolan è consapevole della scelta che ha fatto, ma non aiuta a entrare completamente nella storia. Facilitare la visione al pubblico di massa spetta, sì, al regista, ma ci deve essere della coerenza per mantenere la verosimiglianza. Sarebbe stato interessante mescolare l’epica con il contemporaneo, creando un film a suo modo originale, senza però mostrare disprezzo per l’opera madre. Mantenere questa sospensione tra colossal e moderno, crea uno scollamento che per alcuni può fare storcere il naso.
Per avere una visione più autentica occorrerà (ri)guardare Odissea in lingua originale.

Racconti
L’Odissea è IL racconto di un viaggio, e tutto nel film di Nolan ce lo dice. Il film si apre con il canto sulla caduta di Troia, enunciato dall’aedo interpretato dal rapper Travis Scott. In ogni film che si rispetti ci deve essere uno sguardo, che sia quello soggettivo del regista o quello di uno dei personaggi. In questo caso la narrazione è filtrata dai racconti che arrivano dalla gente di mare, dai mendicanti e da altri sopravvissuti alla guerra. Tutto l’arco narrativo di Telemaco, la Telemachia, è fondato sul desiderio di sapere, per questo il giovane parte per mare, per avere notizie di un padre che non ha mai conosciuto. Il personaggio di Agamennone (Benny Safdie), un essere spregevole che ha messo sempre il dovere davanti all’uomo, in Odissea viene sempre ritratto come una figura quasi eterea, con un’armatura che ha fatto discutere ma che è parte di quella narrazione tramandata e ascoltata con avidità. La scena delle Sirene è un altro fantastico esempio, noi non vediamo niente, ma ascoltiamo la testimonianza di Ulisse.

L’eroe moderno
ὕβρις (Hybris) è la tracotanza, l’arroganza dell’uomo nei confronti delle divinità ed è uno degli elementi più affascinanti della cultura e letteratura greca. In Odissea, Ulisse non è l’uomo astuto, ma è quasi trascinato dagli eventi. I suoi stessi uomini si rivoltano contro di lui, sembra procedere senza un piano per la maggior parte del tempo. Il protagonista dell’epopea, il punto centrale dell’intera opera è una persona che fallisce e che viene inondata dai sensi di colpa per coloro che sono morti a causa sua. Ulisse si lascia travolgere, sente di aver tradito anche la fiducia degli dèi, una sorta di hybris al contrario. Nolan trasforma un personaggio furbo, per certi versi antipatico, in qualcuno in cui empatizzare. Forse anche troppo.
Conclusioni
Odissea è considerato da molti il film dell’anno, ma alcuni problemi di scrittura lo rendono, secondo me, un prodotto non perfetto, che aveva bisogno di prendersi più tempo in alcuni punti e di tagliare qualcosa in altri. Telemaco diventa quasi il vero protagonista, mentre Penelope racchiude quella determinazione che sarebbe stato bello vedere in Ulisse. L’ultima ora racchiude il vero significato del film, con un monologo finale riuscito, molto umano.

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